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Due grandi nomi della cucina italiana si sono ritrovati nella stessa sala, davanti allo stesso pubblico, con un obiettivo comune. Raccontare il proprio percorso. Carlo Cracco e Franco Pepe hanno presentato i loro nuovi libri e hanno condiviso idee, metodi e valori che guidano il loro lavoro. Il confronto ha mostrato quanto due mondi diversi possano dialogare, creando un ponte tra alta cucina e arte della pizza.
Due libri che raccontano identità e percorsi
La serata è nata per presentare due volumi molto attesi. Cracco ha pubblicato Cracco in Galleria con Phaidon e L’Ippocampo. Pepe ha firmato Franco Pepe Pizza chef, pubblicato da L’Ippocampo. Entrambi hanno spiegato come questi libri non siano solo raccolte di ricette. Sono storie di identità, lavoro e scelte.
Cracco ha raccontato che il suo libro nasce dal desiderio di descrivere un luogo. Prima ancora dei piatti. Cracco in Galleria rappresenta un progetto costruito in uno spazio simbolico come la Galleria Vittorio Emanuele II. È un punto fermo del suo percorso, un modo per fissare idee, metodo e visione.
Pepe ha ricordato che il suo rapporto con Phaidon parte dal 2017. In quei primi anni non era pronto a scrivere. Poi il tempo ha portato evoluzione, sia nel suo lavoro sia nel mondo della pizza. Oggi migliaia di persone arrivano ogni mese a Caiazzo. Per questo ha sentito il bisogno di raccontare tutto. Il suo libro nasce anche dalle domande ricevute dopo l’esperienza su Netflix. Molti volevano capire non solo le pizze, ma l’uomo dietro il forno.
Quando un libro cresce insieme al suo autore
Entrambi spiegano che i libri non erano identici all’idea iniziale. Cracco paragona la scrittura alla cucina. Un progetto si modella con il tempo, come un ristorante che prende forma giorno dopo giorno. Pepe, invece, sottolinea l’importanza del lavoro fatto con Elisia Menduni. Una collaboratrice che lo conosce da sempre e che ha seguito tutta la sua evoluzione, sin dai giorni nella pizzeria di famiglia.
Estetica e gusto: un equilibrio da costruire
Per Cracco l’estetica non è mai un fine. È una conseguenza. Un piatto deve essere buono, comprensibile, sensato. Solo così può diventare anche bello. Il rischio è creare piatti che colpiscono solo lo sguardo. Per lui la forma deve nascere dal contenuto.
Una cena a quattro mani
Nella stessa serata Cracco e Pepe hanno cucinato insieme. Le pizze di Pepe – Primavera, Vulcanica e La Mia Pastiera – hanno incontrato due piatti di Cracco: Sogliola alla cacciatora e Filetto di salmerino in crosta. Il menù è nato dal desiderio di trovare un punto d’incontro tra due linguaggi diversi.
Cracco immagina che un piatto creato per metà da lui e per metà da Pepe partirebbe da un impasto semplice. Una base essenziale da arricchire con stratificazioni di gusto. Pepe sogna invece di rifare una pizza insieme. Mettere il suo impasto al servizio della creatività di Cracco. Un confronto che considera prezioso per crescere.
Inclusività in cucina: un valore condiviso
I due chef sono uniti anche da un forte impegno sociale. La cucina inclusiva per Cracco è un lavoro che accoglie. Non è un progetto laterale, ma parte integrante del mestiere. Ricorda il progetto realizzato con la Fondazione TOG attraverso l’academy Maestro Martino.
Per Pepe inclusione significa non fare differenze. La sua esperienza come insegnante di sostegno gli ha insegnato l’importanza dell’uguaglianza. Collabora con il Centro Diurno Disabili di Cologno Monzese e tiene corsi di pizzeria per persone autistiche nella Parrocchia Santissima del Carmine di Castellammare di Stabia. Nel suo locale lavorano due giovani, Martina e Marco, considerati risorse preziose.
Uno sguardo al futuro della cucina
Cracco crede che l’inclusività diventerà sempre più centrale. La cucina dovrà valorizzare le differenze. Una sfida culturale e professionale. Pepe vede potenziale e motivazione nei ragazzi che incontra ogni giorno. Serve solo creare le condizioni giuste.
La serata ha mostrato come due percorsi diversi possano avvicinarsi. Cracco e Pepe lavorano in mondi lontani, ma condividono visione, responsabilità e cura per le persone. Il loro dialogo continua, in cucina e nei libri appena pubblicati.











